ROMA candele 18.23 stelle 19.20 - MILANO candele 18.16 stelle 19.26
18 maggio 2020 — כ״ד באייר ה׳תש״פ
Loading...
I momenti della vita ebraica2019-07-18T16:31:13+02:00
HomeProgrammiParma ebraicaSogniImmaginiEbraismoArea DownloadArea Stampa

I momenti della vita ebraica

a cura di Sira Fatucci

L’ebraismo è un sistema di vita in cui tutti i momenti vengono vissuti anche su un piano religioso. Le fasi attraverso le quali il singolo diventa parte del popolo e si mette in sincronia con esso sono: la circoncisione all’inizio della vita, la maggiorità religiosa nel passaggio dalla pubertà all’adolescenza, il matrimonio e la creazione di una nuova famiglia nell’età adulta ed infine la morte.

La circoncisione (in ebraico brit milà) è il patto che lega il popolo di Israele in ogni suo componente maschio con Dio.

Nella Bibbia al capitolo 17 della Genesi è scritto: “E parlò il Signore a Abramo: tu osserverai il mio patto; tu e la tua discendenza dopo di te per le generazioni future. Questo è il mio patto che osserverete tra me, voi e la tua discendenza dopo di te. Circonciderete tutti i vostri maschi. Circonciderete la carne del vostro prepuzio; questo sarà il segno del patto tra me e voi. All’età di otto giorni per le vostre generazioni, verranno circoncisi tutti i maschi”

La circoncisione oltre al significato più immediato di patto con Dio, ne ha un altro meno manifesto e conosciuto: il numero otto infatti secondo il “midrash” ha un significato simbolico che implica ciò che va oltre il naturale. E’ come se l’uomo attraverso la circoncisione si assumesse la responsabilità di perfezionare la natura stessa e l’opera del creatore.

L’uomo può, anzi deve, completare l’opera della creazione, ma all’interno di una logica e di una struttura ben definita. Per questo motivo, è necessario che si attenga esattamente alla parola e la esegua nei termini stabiliti. Quindi la circoncisione deve essere effettuata all’età di otto giorni e non può essere rinviata se non per immediati problemi di salute del neonato. La sera prima della circoncisione si usa riunirsi per una serata di studio in segno di augurio per il neonato.

L’obbligo della circoncisione ricade sul padre che generalmente delega questo compito a un circoncisore, in ebraico mohèl. Alla cerimonia, nel corso della quale viene anche annunciato il nome del bambino, sono presenti anche parenti ed amici.

Quando nasce una femmina si fa una festa nel corso della quale le viene imposto il nome. Tale cerimonia prende il nome di Zeved Ha-bat, cioè il dono della figlia. In passato dopo ottanta giorni dalla nascita di una femmina la madre si recava al Santuario per offrire il sacrificio, come prescritto dalla Torà, e per presentare alla Comunità la nuova nata. La cerimonia consta di tre momenti: la lettura di brani biblici, la benedizione augurale alla neonata, la benedizione sacerdotale. Generalmente in questa occasione la madre recita la Benedizione per lo scampato pericolo, essendo il parto considerato come pericolo per la donna). Nell’antica Giudea quando un neonato veniva alla luce, un albero era piantato per solennizzare la nascita. In seguito quando il ragazzo o la ragazza erano alla vigilia del matrimonio, il “loro” albero era tagliato per ricavarne i pali che sarebbero poi serviti per il baldacchino nuziale.

Un altro momento importante sempre nella prima infanzia è quello del riscatto del primogenito che avviene a trenta giorni dalla nascita. La nascita del primo figlio è senza dubbio un momento esaltante per la coppia ed è quindi necessario sottolineare, proprio in questo momento in cui l’uomo può essere portato a sentirsi onnipotente. L’atto del riscatto consiste nel consegnare a un discendente della famiglia di Aronne (cioé un cohen) alcune monete d’argento.

Una tappa importante per l’individuo è lo studio. In varie comunità si usa ancora oggi spalmare di miele le prime parole che il bambino impara a leggere in modo tale da rendergli più dolce lo studio e di fargli associare il ricordo del miele a quello dello studio.

Lo studio ha sempre avuto nell’ebraismo un significato particolare, anche perché è attraverso lo studio che si trasmettono le tradizioni e si perpetua la Torà. I genitori hanno il compito di educare i propri figli e di trasmettere loro il patrimonio culturale fino a che il ragazzo non divenga responsabile del proprio comportamento morale e religioso. Questo avviene quando compie tredici anni e diventa Bar Mizwà,cioé impegnato a tutti gli effetti all’osservanza delle norme ed entra a far parte del numero degli adulti che formano la Comunità. Questa tappa segna il passaggio a una vita religiosa responsabile, e da questo momento cessa per il padre l’obbligo di sorvegliare i doveri religiosi del figlio. Da questo momento egli diventa un elemento valido per far parte di un minian (quorum di dieci maschi adulti per la preghiera). Dopo il suo tredicesimo compleanno, alla prima occasione in cui viene letta la Torah, il ragazzo viene chiamato a “salire” alla Torah. Tale occasione viene sottolineata da una festa in suo onore che la famiglia offre ai parenti e agli amici.

Per le ragazze l’onore e l’obbligo di osservare le tradizioni inizia a dodici anni e non a tredici. Secondo l’halakhà (la legge ebraica), una ragazza raggiunge la sua maturità “legale” a dodici anni e un giorno. In molte comunità un uso piuttosto recente vede le ragazze celebrare in questo giorno la loro entrata nel mondo dei precetti con una cerimonia detta Bat Mizwà. Durante la cerimonia le ragazze debbono recitare alcuni passi biblici. Così come succede per i ragazzi, è uso in questo giorno festeggiare.

Il matrimonio è da una parte un accordo privato tra marito e moglie codificato da un contratto nuziale, e dall’altro un impegno che la coppia assume nei confronti della Comunità, in ottemperanza a quanto scritto nella Genesi e cioè: “Crescete, moltiplicatevi e popolate la terra”. Per l’ebraismo la vita solitaria è una sventura, il matrimonio senza figli un disastro e una buona moglie il maggior bene che si possa augurare ad un uomo.

La cerimonia del matrimonio ebraico si svolge preferibilmente all’aperto sotto un baldacchino nuziale i cui quattro angoli simboleggiano la casa che la coppia costruirà a partire da quel giorno. Nella diaspora spesso il matrimonio ha luogo nella sinagoga. E’ uso che gli sposi vengano “scortati” lietamente con danze e canti al baldacchino, e che dopo la cerimonia si continui ad allietare gli sposi durante il banchetto nuziale e durante i sette giorni che seguono. Durante la cerimonia viene letta la “ketubbà”, un contratto nuziale che regolamenta gli obblighi economici, sociali e coniugali delle donne e degli uomini ebrei, e che ha lo scopo di difendere i diritti della sposa; quindi lo sposo pone l’anello nuziale al dito indice della mano destra della sposa e ratifica così l’unione affermando che essa avviene secondo la legge di Mosè e di Israele. Lo sposo poi rompe un bicchiere, il quale atto, secondo l’interpretazione più comune, sta a simboleggiare la distruzione del Santuario: nell’ebraismo, difatti, anche nelle occasioni più gioiose è necessario celebrare un momento di riflessione e di ricordo.

Sulla donna ricade l’obbligo di immergersi nel “mikwe” (il bagno rituale) alla fine dell’impurità mestruale.

Presso le famiglie ebraiche l’anziano gode di grande rispetto. I figli hanno il dovere di far mantenere uno stato di dignità ai propri genitori e la morte di uno di loro è considerato il lutto più grave. Il concetto ebraico del rispetto dei morti esige che vengano sepolti al più presto e nel modo più austero possibile. Dopo aver sepolto il parente, viene effettuata una lacerazione su un indumento dei congiunti più stretti (figli, coniuge, genitori, fratelli) e da quel momento essi debbono attenersi alle regole di lutto strettissimo per una settimana. Tale periodo è detto “shivà”. Durante la shivà i congiunti rimangono in casa, seduti su bassi sgabelli o in terra e ricevono i visitatori che vengono a porgere le condoglianze. Alla shivà seguono gli “sheloshim”, un periodo di trenta giorni in cui pur riprendendo le occupazioni normali si osservano alcuni particolari riti e preghiere e ci si astiene da qualsiasi divertimento. Le regole per il lutto divengono con il passare del tempo meno rigide e l’ebraismo prescrive che, per quanto il dolore per la perdita di una persona cara sia indelebile, chi ha subito un lutto deve tornare a una vita normale. Infatti nel Deuteronomio è scritto “ed ho posto di fronte a te il bene ed il male, la morte e la vita, e tu sceglierai la vita”.

 

 

 

 

 

 

 

Seguici