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La scala di Yaaqov2019-07-23T11:29:58+02:00
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La scala di Yaaqov

Rav Riccardo Di Segni

La Bibbia è ricca di storie di sogni, molto differenti tra di loro, ognuno con il suo fascino, il suo mistero. Il primo sogno riguarda il re filisteo Avimelech, ed è l’occasione per una dura reprimenda divina nei suoi confronti, reo di aver sottratto ad Avraham la moglie Sara (Bereshit cap. 20). Il secondo sogno, primo dei sogni che riguardano un ebreo, è quello del patriarca Yaaqov, fuggiasco dalla terra di Canaan. E’ la famosa visione di “Una scala piantata sulla terra, con la cima che arriva in cielo e gli angeli del Signore che vi salgono e scendono” (Bereshit 28:12). In quella posizione il patriarca ascolta un discorso divino pieno di promesse e rassicurazioni. Risvegliatosi dal sonno Yaaqov deduce che il luogo dove ha dormito e sognato è “terribile” (norà), casa di Dio e porta del cielo. Il racconto biblico non ci dice molto di più, lascia i lettori stupefatti e dà libero sfogo alla fantasia degli interpreti. Al prodotto di queste fantasie dedicheremo ora qualche attenzione. La prima cosa che va notata è che non tutti i sogni possono o devono avere lo stesso valore, anche perché non sono uguali le persone che sognano. Un messaggio importante della Bibbia è che il sogno può essere un modo di comunicazione con il Sacro, più precisamente un modo con cui gli uomini recepiscono messaggi da realtà e dimensioni altrimenti inaccessibili. Il sogno può essere una sorta di profezia. A proposito dei modi di rivelarsi della profezia proprio la Torà dice “se ci fosse un vostro profeta, il Signore a lui si farebbe riconoscere in visione, gli parlerebbe in sogno” (Bemidbar 12:6). Quindi per i profeti “normali” (per modo di dire, perché le loro esperienze sono eccezionali rispetto a quelle degli altri uomini) sono due le modalità di comunicazione, la visione e il sogno; unica eccezione alla normalità è Mosè, che comunica in forma più diretta. La differenza non è solo quella comunicazione più o meno diretta, ma anche quella della chiarezza del messaggio. Un messaggio sotto forma di sogno non è chiaro immediatamente, sia per chi lo riceve che per chi lo sente raccontare dal ricevente. Il sogno-profezia è un messaggio in codice che deve essere decifrato. Quello di Yaaqov (che nella storia biblica non è la prima comunicazione tra Dio e gli uomini) inaugura solennemente ma anche enigmaticamente la serie delle profezie ricevute in stato di semi incoscienza, o di differente stato di coscienza. La mancanza di chiarezza del messaggio fa quindi parte delle regole del gioco, e con queste anche una certa libertà interpretativa; diventiamo in questo modo tutti quanti partecipi della rivelazione e non sarebbe neppure troppo azzardato dire che ogni nostra interpretazione, entro certi limiti, diviene parte stessa della profezia e della tradizione che la trasmette.
Dopo questa sollecitazione, ognuno potrebbe essere tentato di partire con la sua lettura, ma prima è forse meglio che si confronti con qualcuna delle spiegazioni che la tradizione ha voluto trasmetterci.
Dal punto di vista del metodo si tenga presente che le strade che seguono gli interpreti sono differenti: quella del senso globale e/o quella dei dettagli, nel senso che qualcuno preferisce basarsi su ogni particolare del racconto o su alcuni particolari ritenuti più importanti, come sostegno e prova di una lettura generale, e qualcun altro invece lancia un messaggio generico. I particolari, per intenderci, sono tanti: la scala, il suo posarsi sulla terra e la terra su cui si posa, la cima in cielo, gli angeli, la loro salita e discesa, la voce di Dio che parla. Basta dire chi sono gli angeli, o cosa può  essere la scala, per indirizzare radicalmente verso una soluzione piuttosto che un’altra. Inoltre il ventaglio delle possibili letture comprende la prospettiva storica, più o meno sacra, la morale, la filosofia, la mistica ecc.
L’elemento comune a molte letture è che la visione sia una prefigurazione di un evento successivo.
Se l’evento è legato al luogo della profezia, allora è l’indicazione del destino speciale del posto dove si svolge il sogno; la scala è poggiata a Beer Sheva, da dove Yaaqov è partito e arriva in cielo in corrispondenza del luogo dove il sogno si svolge; quindi il luogo è sacro in quanto corrisponde in terra, sulla verticale, alla porta del cielo, è un luogo speciale per pregare, è la sede del futuro santuario (ma per ammettere questo bisogna forzare la lettura dei nomi dei luoghi ed ammettere che vi sia più di un Bet El e che quello del sogno si identifichi con Jerushalaim). L’attenzione qui è relativamente più “geografica” ed eziologica (il racconto svela la causa di un fenomeno, in questo luogo la consacrazione di un luogo) e non si ferma su altri particolari, come quello degli angeli.
In un’altra lettura l’evento prefigurato è ben preciso ma si svolge altrove: è la rivelazione sul monte Sinai. Allora la terra su cui posa la scala è il “sottomonte” dove si accampa il popolo (Shemot 19:17); la scala è il Sinai; la cima in cielo si riferisce al “cuore del cielo” (Devarim 4:11) dove arriva il fuoco che arde nel monte; gli angeli che salgono e scendono sono Moshà e Aharon; la voce che parla è la stessa che poi dirà “Io sono il Signore tuo Dio” (Shemot 20:2).
Altre letture parlano di eventi più vicini alla storia di Yaaqov:
gli angeli che salgono sono quelli che l’hanno assistito fino ad ora in terra di Israele, e che si danno il cambio con altri che dovranno assisterlo all’estero;
oppure gli angeli sono quelli che hanno annunciato ad Avraham la fine di Sodoma e Gomorra, e l’hanno poi gestita, e che risalgono in cielo dopo aver compiuto la loro missione, mentre altri scendono con nuove missioni; l’idea comune di (a) e (b) potrebbe essere quella della coscienza di una provvidenza superiore che regola e guida gli eventi attraverso i suoi messaggeri, e protegge gli esseri umani che devono realizzare le volontà superiori.
oppure ancora gli angeli sono quelli che “salgono per vedere l’immagine di Yaaqov incisa nel trono divino e poi scendono a vedere Yaaqov mentre dorme”. Quest’ultima spiegazione, che sembra cosà semplice e innocente è in realtà un filo sottile che porta in un labirinto mistico, dove Yaaqov non è più solo un personaggio storico, ma la rappresentazione di una sefirà (di solito la Tiferet) che si manifesta nella realtà superiore e in qualche modo fisicamente nella terra e forse gli angeli e la scala rappresentano il tramite di comunicazione tra queste due realtà (il cielo, con il trono, e la terra).
La spiegazione più diffusa e popolare, forse per la sua semplicità, è sempre di tipo storico, ma non è legata ad un evento particolare, è piuttosto una sintesi di storia universale con una sua morale: gli angeli che salgono e scendono rappresentano ciascuno i rappresentanti dei popoli della terra che per un certo periodo domineranno il mondo, per poi scomparire e lasciare la guida ad altri. Al disopra di tutti, eterna e immutabile, la guida del Signore, che garantisce a Yaaqov, il futuro popolo d’Israele, la sopravvivenza malgrado tutto.
A complicare ulteriormente il quadro si sono messi con particolare attenzione i filosofi medioevali, che hanno visto nel sogno non una storia ma un processo intellettuale; la scala rappresenta la realtà in tutti i suoi livelli e la difficoltà della sua comprensione. La salita degli angeli indica che il patriarca Yaaqov potrà raggiungere la comprensione completa delle realtà più alte e nascoste. In questa cornice si sono esercitati molti filosofi introducendo le loro classificazioni negli elementi del racconto, come la distinzione della realtà in tre livelli: angelico (malakhim), orbitale (galgalim) e del mondo inferiore (‘olam hashafel). (Su queste interpretazioni in particolare si legga il commento alla Torà di Rabbenu Bechaye).
Tutte queste letture possono disorientare. Ma se per un momento si interrompe il flusso delle interpretazioni e si prova a riflettere sul senso del racconto, si può  constatare come nella semplice successione dei dati la visione proponga un messaggio tanto semplice quanto importante: l’opposizione tra due realtà, quella superiore e quella inferiore, il sacro e il profano, lo spirito e la materia, l’invisibile e il visibile, appunto il cielo e la terra. Tra queste due realtà c’à un tramite (la scala) e le persone che la percorrono (gli angeli). In questa chiave la visione diventa rappresentazione stessa dell’incontro delle due realtà; potrebbe essere il paradigma generale che spiega che cosa è un sogno: appunto una forma di comunicazione tra le due realtà; o anche la rappresentazione stessa del senso della Torà e di chi la trasmette. Se questo è il senso basilare, tutte le interpretazioni che si succedono e si sovrappongono non sono che diversi aspetti dello stesso tema: dalla definizione di un luogo sacro, alla rivelazione del Sinai, alla provvidenza divina che guida gli uomini e li protegge, alla realtà umana come specchio di quella delle sefirot, alla caducità dei regni della terra rispetto all’eternità di Israele, fino al problema della comprensione della realtà in tutte le sue dimensioni. Quindi dopo aver visto e analizzato le differenze, vediamo come sia possibile anche comprendere le analogie.
Un ultimo messaggio che deriva da questa analisi: quest’esercizio interpretativo non dovrebbe essere limitato al sogno nella Torà, che è profezia nella profezia, ma deve estendersi a tutta la profezia, a tutta la Torà, che è appunto tramite di sacro tra la realtà superiore e quella nostra.

 

 

 

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