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03 settembre 2020 — י״ד באלול ה׳תש״פ
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ITINERARIO 2: DAL MEDIOEVO ALL’ETA’ CONTEMPORANEA

https://www.romasegreta.it/trastevere/vicolo-dell-atleta.html

IL ROGO DEL TALMUD

Una disputa per ragioni commerciali fra gli stampatori Giustiniani e Bragadin venne trasformata dalla Curia romana, cui i contendenti si erano rivolti, in un’accusa di aver stampato un libro eretico, cioè il Talmud, pieno di bestemmie contro Dio. La Conseguenza fu la Bolla de l 12 agosto 1553 in cui il papa Giulio II sanciva la confisca ed il rogo dei testi del Talmud a Campo de’ Fiori (9 settembre 1553).

Piazza Campo de’ Fiori. Giuseppe Vasi 1752

Fonte: https://www.romeartlover.it/Vasi28.html

LA BOLLA CUM NIMIS ABSURDUM

“Poiché è troppo assurdo che gli ebrei, condannati da Dio per colpa loro all’eterna schiavitù, si mescolino fra i cristiani”. Con queste parole iniziava il documento che imponeva a tutti gli ebrei di abitare in una stessa via o, se essa non fosse sufficiente, in vie contigue e in una rea separata dalle zone in cui potevano vivere i cristiani. Il recinto doveva avere una sola porta di entrata ed una sola di uscita; al suo interno non poteva esservi più di una sinagoga; gli immobili di proprietà degli ebrei dovevano essere venduti ai cristiani e ciò comportò l’introduzione dello Jus Chazakà (o Gazzagà), il “diritto di inquilinato perpetuo”, una sorta di enfiteusi applicata ai fabbricati del ghetto. Gli uomini dovevano portare il berretto giallo e le donne un velo dello stesso colore. Gli ebrei non potevano impiegare servitù cristiana; nei giorni di feste cristiane era vietata ogni forma di familiarizzazione. Infine, era vietato loro ogni tipo di commercio, eccetto quello degli stracci.

La bolla Cum nimis absurdum (1555).

Fig. 26 Il ghetto di Roma. con l’allargamento del 1825 (freccia blu). Fonte: ASCER

IL “GHETTARELLO” E LA “SESTA SCOLA”

Sin dalle origini del ghetto, rimase una sola sinagoga fuori dal recinto in uno spazio, anch’esso chiuso, detto il “ghettarello”, sito nei pressi del Teatro di Marcello: la Scola della Porta (oppure Portaleone) dove rimase fino al 1735, anno in cui il Sant’Uffizio decretò chiusura del “ghettarello” e della sua sinagoga. In questa zona particolare vivevano 180 uomini, famiglie, che gestivano alcuni magazzini di grano, ma anche forni, stalle destinati a mantenere i duemila poveri, corrispondenti a circa il 50 per cento del totale degli ebrei romani.

Sezione della Pianta di Roma di G. B. Falda (1676). In evidenza il ghetto di Roma (e l’area del “ghettarello”, indicata dalla freccia dal contorno rosso.

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Battista_Falda#/media/File:Falda_-_Isola_Tiberina_1676.jpg

I BATTESIMI FORZATI

Legittimata dal Sant’Uffizio, la pratica conversionistica si appoggiava infatti sul favor fidei: le leggi potevano tranquillamente essere scavalcate, se il battesimo avesse costituito un vantaggio per la fede. Questo già perverso principio sarebbe stato poi esteso all’interesse stesso del battezzato, che ne avrebbe ovviamente tratto la salvezza eterna: è chiaro che, su queste basi, è già un successo se l’intera comunità ebraica non è stata convertita al cattolicesimo nella sua interezza.

I pontefici spesso motivarono le proprie tesi ricorrendo frequentemente all’analogia tra la condizione degli ebrei e quella degli schiavi. Se all’inizio ci si limitava a sottrarre bimbi battezzati clandestinamente da cattolici (tanto, per la dottrina, il battesimo impartito illecitamente è comunque valido), in seguito la casistica sarebbe divenuta progressivamente più insensata: bimbi di tre anni a cui viene attribuita l’età della ragione; neofiti che offrono alla Chiesa la ragazza ebrea di cui sono innamorati; sorelle offerte dai fratelli; nonne che offrono nipoti (essendo viva la madre ebrea); bimbi offerti dalla prozia o dal cugino del padre; e via via, fino all’offerta del feto e nonostante la contrarietà della madre. Particolarmente toccante, tra le tante vicende umane che si dipanano nel testo, quella di Ercole ed Ester de Servis, i cui figli, non appena concepiti, erano già offerti alla fede cattolica dal nonno paterno: persi in questo modo cinque figli e in attesa del sesto, fuggirono da Roma inseguiti dalla polizia papalina. Non sapremo mai se ce la fecero.

Fig. 23. Esempio di sottrazione di minore da parte delle autorità ecclesiastiche (1783)

Fonte: Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma

DALLE CINQUE SCOLE AL TEMPIO MAGGIORE

Con la breccia di Porta Pia e con l’eliminazione dell’ultimo luogo di discriminazione degli ebrei in Italia, fu profondo il processo di metamorfosi della collettività ebraica romana, sintetizzabile con alcuni passaggi chiave quale l’emanazione nel 1883 dello Statuto dell’Università Israelitica di Roma, approvato con Regio Decreto, con il quale si definirono le strutture della moderna istituzione ebraica romana. Nel 1884, nell’ambito del Piano regolatore di Roma Capitale, ebbe inizio la demolizione dell’area dell’ex ghetto a cui fece seguito il primo “esodo” massiccio della popolazione ivi residente.

Nel 1888 vi fu la prima convenzione fra la Comunità e il Comune di Roma per l’attribuzione dell’area per la costruzione del nuovo Tempio, scelta che fu legittimata da un referendum fra gli ebrei romani che stabiliva la costruzione della nuova sinagoga nella zona del vecchio recinto (1896). Dopo i lavori di demolizione delle case del “Claustro”, nel 1901 iniziò l’edificazione del nuovo beth ha kneseth (sinagoga), inaugurato nel 1904, dopo la visita ufficiale del Re Vittorio Emanuele III

L’Inaugurazione del Tempio Maggiore da “L’Illustrazione Italiana”.

Fonte: ASCER; AC, Università Israelitica di Roma. Ricordi dell’inaugurazione del Tempio, Roma, 1904.

https://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_Maggiore_di_Roma#/media/File:Great_Synagogue_of_Rome.jpg

 

 

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2020-07-21T15:27:08+02:0017 Luglio 2020 | כ״ה בתמוז ה׳תש״פ|Categories: Giornata Europea della Cultura Ebraica 2020, Roma|