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03 settembre 2020 — י״ד באלול ה׳תש״פ
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Cenni storici sulla Comunità Ebraica di Roma

La Comunità di Roma è la più antica d’Europa; esisteva già nel II secolo a.e.c. prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 e. v.), I primi contatti documentati storicamente tra popolo ebraico e l’Urbe risalgono al 161 A.C.C., anno nel quale gli ambasciatori inviati da Giuda Maccabeo al Senato romano, conclusero un trattato di amicizia e alleanza tra Roma e il popolo ebraico in rivolta contro i Seleucidi.

Nonostante la distruzione del Tempio Gerusalemme (70 dell’Era cristiana), la vita degli ebrei dell’Urbe non cambiò in senso negativo e nel 212, e.v. gli ebrei acquisirono la cittadinanza romana, garantita dall’editto di Caracalla, che estendeva tale diritto a tutti gli uomini liberi dell’Impero.

Nel Medioevo subirono restrizioni economiche e religiose. Intorno all’anno Mille gli ebrei furono esclusi dal sistema feudale e corporativo. Attraverso il sistema delle condotte, gli ebrei poterono esercitare alcuni mestieri, fra i quali, il prestito di denaro, vietato dalla Chiesa ai propri fedeli.

Nel 1215 il IV Concilio Lateranense convocato da papa Innocenzo III, ordinò che gli ebrei viventi nei Paesi cristiani portassero come contrassegno una rotella di stoffa gialla cucita sulla parte sinistra del petto e le donne un velo dello stesso colore, analogo al contrassegno delle meretrici, detto lo “sciamanno”.

Nonostante le limitazioni e le discriminazioni, Roma medievale divenne un centro culturale ebraico importantissimo dove visse anche Nathan ben Jachiel (1035 –1106 e.v.), famoso lessicografo e profondo conoscitore del Talmud, e dove gli ebrei si cimentarono in diverse forme di attività letteraria, come nel caso del poeta Immanuel Romano (Roma, 1261 circa – Fermo, dopo il 1328).

Dal XIII secolo, e soprattutto durane la “cattività avignonese” (1309-1377), a causa del declino di Roma, molti ebrei emigrarono verso il centro-nord d’Italia che offriva maggior opportunità economiche. Tale difficile situazione si protrasse sino al Rinascimento, ed in particolare sino al momento dell’arrivo degli ebrei sefarditi (in varie fasi tra il 1492 e il 1541). La città visse un periodo di rinascita economica, demografica, culturale e artistica anche grazie agli ebrei che si inserirono in modo proficuo nel tessuto sociale, soprattutto se si compara la loro condizione a quella dei loro correligionari in molte aree d’Europa ove l’antigiudaismo fu estremamente violento. Tale positivo periodo fu interrotto dal sacco di Roma del 1527 da parte dei lanzichenecchi. Successivamente, l’insediamento del Sant’Uffizio (1542)  e la Controriforma iniziata con il Concilio di Trento (1545-1863) modificarono l’approccio delle autorità ecclesiastiche nei confronti degli ebrei e nel 1553 un terribile evento si registrò a Campo de’ Fiori con il rogo del Talmud. Tuttavia, la fase peggiore del declino del rapporto con la Sede apostolica si ebbe dal 1555 al 1870 quando furono costretti a vivere nel ghetto.

Esclusi i brevi periodi di libertà durante la dominazione francese tra Sette e Ottocento e la Repubblica romana del 1849, gli ebrei ottennero l’equiparazione dei diritti solo con la breccia di Porta Pia e la fine dello Stato pontificio (1870).

Tra Otto e Novecento aumentarono considerevolmente le possibilità d’inserimento nella vita civile e politica.

La partecipazione ebraica, in percentuale, sia al Risorgimento, sia alla Prima guerra mondiale fu considerevole: nel momento in cui la Patria, alla cui costituzione la componente ebraica aveva risposto con entusiasmo, necessitò di essere difesa, gli ebrei risposero in massa riportando un numero notevole di onorificenze.

La Prima guerra mondiale e la susseguente crisi economica determinarono l’avvento del fascismo (1922) che non comportò restrizioni delle libertà per gli ebrei superiori a quelle degli altri cittadini italiani; solo l’alleanza con la Germania nazista segnò un’inversione di tendenza del governo nei confronti degli ebrei. In quegli anni, si risvegliarono quei sentimenti antiebraici, mai del tutto sopiti, che condussero, nel 1938, alle famigerate Leggi razziali.

Nel periodo tra l’ottobre del 1943 e il giugno del 1944, l’invasione nazista e le deportazioni segnarono profondamente la collettività ebraica (durante la retata del 16 ottobre 1943, furono deportati 1.022 ebrei, dei quali sopravvissero quindici uomini e una donna). Alla fine dell’occupazione nazista (4 giugno 1944) quasi 2.000 ebrei di Roma furono vittime di persecuzioni.

Con la proclamazione della Repubblica Italiana (1948) ebbe inizio il processo di normalizzazione e di riconfigurazione della Comunità che lentamente assunse l’assetto attuale.

Gli ebrei parteciparono alla ricostruzione e al periodo definito “il miracolo economico”, le istituzioni comunitarie ripresero le normali funzioni religiose, didattiche e culturali che crebbero in modo significativo con la creazione del Museo Ebraico (1960), la fondazione della rivista “Shalom” (1967), la creazione del Centro di Cultura Ebraica (1973), dell’Archivio Storico (1997) e del Dipartimento Beni e Attività Culturali (2010).
Con la fondazione dello Stato d’Israele (1948) e la decolonizzazione crebbe l’instabilità politica e con essa l’antisionismo che produsse, tra l’altro, l’attentato terroristico palestinese effettuato all’uscita del Tempio, in cui morì un bambino, Stefano Gaj Taché, e furono ferite circa quaranta persone (9 ottobre 1982).

Il Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962 – 8 dicembre 1965) determinò un’importante e positiva svolta nelle relazioni tra ebrei e Vaticano e nel 1996 Giovanni Paolo II fu il primo Papa a visitare il tempio Maggiore e la visita fu replicata nel 2010 da Benedetto XVI e nel 2016 da papa Francesco.
Un importante impulso all’ebraismo capitolino è stato dato dall’arrivo degli ebrei libici, avvenuto a seguito dei rivolgimenti accorsi con la guerra dei Sei Giorni, nel 1967, quando migliaia di ebrei di Tripoli, Bengasi e di altre antiche comunità presenti in Libia furono costretti alla fuga, dopo decenni in cui le loro condizioni di vita erano fortemente peggiorate, con persecuzioni sfociate in veri e propri pogrom.
Circa duemila si trasferirono in Italia, dividendosi tra Roma e Milano. La loro presenza ha ravvivavo le attività cultuali, sociali e commerciali della collettività ebraica della capitale, e il gruppo degli ebrei “tripolini” si è trasformato in breve tempo da insieme di profughi in compagine attiva e partecipe alle vicende dell’ebraismo cittadino, vero e proprio esempio di positiva integrazione.

La Comunità di oggi conta circa 13.000 membri, mentre gli ebrei in Italia sono circa 30.000.

2020-07-21T15:27:40+02:0016 Luglio 2020 | כ״ד בתמוז ה׳תש״פ|Categories: Giornata Europea della Cultura Ebraica 2020|Tags: |