Le due prime Diaspore

Attorno alla metà del secondo millennio prima dell’era corrente, le tribù d’Israele si insediarono nella terra di Canaan, nella zona dell’attuale stato d’Israele. Ancora nel periodo dei Giudici (1150 – 1025 a.e.v. circa), la colonizzazione è piuttosto sparsa, e le diverse tribù di Israele conducono esistenze relativamente separate, sebbene abbiano alcuni luoghi sacri in comune e si coalizzino in qualche misura in tempo di guerra.

Nel X secolo a.e.v. inizia il periodo della monarchia, istituita dapprima sotto Saul e successivamente sotto David e Salomone. Sotto quest’ultimo si verificano tentativi di centralizzare il culto e viene eretto il Primo Tempio. Dopo la morte di Salomone, sotto il figlio Roboamo, il regno viene diviso in due: Regno di Giuda (composto per lo più dalle tribù di Giuda e Beniamino) e Regno di Israele (costituito dalle altre dieci tribù).
I regni, appartenenti al Regno d’Israele sono coinvolti continuamente nei conflitti che hanno luogo nella regione, soprattutto quelli tra i grandi imperi – quello egiziano da una parte, e quello assiro-babilonese dall’altra – nonché fra i vari regni del Nord, ad esempio quello degli Aramei. Quando gli Assiri distruggono il Regno di Israele, nel 722 a.e.v., le dieci tribù scompaiono. Nel Regno di Giuda, che ha il suo centro a Gerusalemme, la monarchia davidica, i culti sacerdotali e la tradizione profetica subiscono la distruzione totale nel 586 a.e.v. sotto l’attacco dei babilonesi. Il Primo Tempio venne distrutto. E’ la prima Diaspora.
Fino a questo punto la vicenda degli Ebrei, anche se assai dinamica e in qualche misura drammatica, è tutt’altro che unica e la nazione israelitica potrebbe scomparire dalla storia come accadde, in quell’epoca, a tante altre nazioni della regione. Invece non scompare e da questo punto di vista la storia del popolo ebraico è davvero unica. Gran parte della popolazione del regno di Giuda e probabilmente anche gli elementi più attivi della leadership furono esiliati in Babilonia (odierno Iraq), altri fuggirono in Egitto, mentre gli strati più poveri della popolazione rimasero in Giudea.
Dopo le conquiste persiane – quella di Babilonia ad opera di Ciro (550-530 a.e.v.) e in seguito quella dell’Egitto da parte del figlio Cambise (525 a.e.v.), una parte degli esuli cominciarono a far ritorno in Eretz Israel riunendosi con quanti, essendovi rimasti, stavano vivendo una fase di declino. All’inizio essi arrivano in ordine sparso e a gruppi abbastanza piccoli. Poi, sotto la guida di Ezra e di Neemia, ripristinano e rifondano le loro istituzioni religiose e politico-comunitarie, ricostruiscono il Tempio e plasmano una nuova identità nazionale (pur sempre basata sul costante riferimento al periodo precedente ai suoi simboli) e nuove organizzazioni politiche.
A seguito della caduta dell’Impero persiano, nel 330 a.e.v., e con la nascita delle monarchie ellenistiche del Medio Oriente, il confronto tra il popolo ebraico e le nuove civiltà in fase di espansione si fa molto più duro. Questa situazione culmina, nel II secolo a.e.v., nel primo drammatico incontro con il re Antioco IV, della dinastia dei Seleucidi, incontro che dà luogo alla rivolta degli Asmonei, la cui dinastia sarebbe durata fino alla metà del I secolo a.e.v. Essa è caratterizzata da una politica di forte espansione. La fine della dinastia degli Asmonei sopraggiunge intorno al 37 a.e.v., quando Erode, figlio del consigliere edomita Ircano II, viene proclamato re di Giudea dai Romani e regna fino al 4 a.e.v. come loro cliens e come monarca secolare.
Sotto il successore di Erode il regno viene diviso fra i suoi tre figli maschi e nel 6 e.v. il governo di Roma assume il controllo diretto della Giudea. Questa soggezione diretta ai romani si interrompe sotto il breve regno del nipote di Erode, Agrippa (41-44 E.V), amico dell’imperatore romano Caligola.
Dopo la morte di Agrippa i rapporti con Roma sono sempre più conflittuali e si susseguono quelle che verranno definite come le “tre guerre giudaiche”:
Prima guerra giudaica: nel 66 e.v. scoppiò una nuova rivolta. All’inizio i romani non presero sufficientemente sul serio la rivolta; ritardarono ancora di più l’intervento militare romano i disordini che si ebbero a Roma nel 68, dopo la morte di Nerone. E così l’insurrezione ebraica durò almeno quattro anni. Solo Tito, che assunse il comando supremo in Palestina nel 69 al posto di suo padre Vespasiano, riuscì a riconquistare Gerusalemme. Il 9 del mese di Av dell’anno 70 le macchine d’assedio fecero breccia nel muro del tempio; il giorno seguente il tempio fu distrutto dal fuoco e presto tutta la città fu in mano romana. In realtà ci vollero ancora quasi tre anni prima che fossero prese anche le ultime roccaforti ebraiche (Herodium, Macheronte e Masada). E’ l’inizio della seconda Diaspora.
Dopo la rivolta, i romani riorganizzarono l’amministrazione in Giudea. La Palestina diventò una provincia a sé con a capo un legato imperiale. Le proprietà terriere degli ebrei morti in guerra o fatti prigionieri dai romani toccarono a Roma. L’amministrazione romana si occupò del ripopolamento delle località abbandonate, determinando in tal modo un aumento della popolazione pagana.
Seconda guerra giudaica: tra il 115-117 e.v., sotto il regno dell’imperatore Traiano, insorsero senza successo diverse comunità ebraiche della diaspora (soprattutto Cirene, Alessandria d’Egitto, Cipro).
Terza guerra giudaica: nel 132 e.v. si scatenò nuovamente una rivolta da parte degli Ebrei della Giudea, guidati da Simone Bar Kokhba (“figlio della stella”). La rivolta, fu sedata nel 135. L’imperatore Adriano vietò l’ingresso a Gerusalemme agli Ebrei, “rifondando” la città col nome di Aelia Capitolina; agli Ebrei fu permesso di visitarla solo nel giorno di Tisha b’Av.
A questo punto, il popolo ebraico non poteva più contare sulla propria Nazione e sulla propria Capitale, e nonostante nuclei ebraici sarebbero rimasti continuativamente in terra d’Israele nel corso dei secoli successivi, per il popolo ebraico iniziò la lunga fase della vita in esilio (Galuth).
Gli ebrei, sparsi per millenni tra le Nazioni, sarebbero tornati ad avere una propria Nazione solo nel 1948, con la fondazione dello Stato d’Israele.

1492. L’espulsione degli ebrei dalla Spagna

Testimonianze di una presenza ebraica nella penisola iberica sono attestate già in epoca romana, ma in particolare nei secoli della dominazione araba, iniziata nel VII secolo e.v., gli ebrei vissero lunghi secoli di prosperità. La cosiddetta “Reconquista” fu il processo, lungo circa cinque secoli, durante il quale la cristianità si reimpossessò dei territori perduti, in particolare dell’Andalusia, processo che terminò nel 1492 con la presa di Granada.
Quello stesso anno, il 1 agosto 1492, i sovrani spagnoli Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia imposero l’espulsione degli ebrei che non intendevano convertirsi. La popolazione ebraica per la maggior parte rifiutò la conversione. Gran parte degli esuli ebrei si rifugiarono in Portogallo, che però nel 1496 seguì l’esempio della Spagna, ponendo così fine alla lunga storia della presenza ebraica nella Penisola iberica. I provvedimenti si estesero anche ai domini del sud Italia e in seguito al Regno di Napoli. Coloro che decisero di convertirsi e rimanere, talvolta continuarono di nascosto a professare il culto ebraico, dando vita al fenomeno dei marrani.
Alla fine gli espulsi furono molte decine di migliaia, secondo alcune fonti circa duecentomila persone. Molti ebrei in fuga trovarono rifugio nella Penisola italiana e nei domini dell’Impero ottomano, andando a costituire il nucleo di importanti comunità, come quella di Salonicco, che sarebbe diventata uno dei maggiori centri sefarditi del Mediterraneo, o di Livorno, dove il granduca di Toscana aprì le porte agli esuli, offrendo loro protezione e incentivi. Ebrei “sefarditi” – questo il nome con il quale si indicano gli ebrei con origini spagnole, dalla parola ebraica “sefarad”, che significa appunto Spagna – si trasferirono in gran numero anche sulle coste del Nord Africa, nei Balcani, e in alcuni Paese europei tolleranti come i Paesi Bassi.
L’ebraismo di tradizione sefardita costituisce uno dei due principali “rami” della diaspora ebraica (l’altro è costituito dagli ebrei dell’est Europa, di tradizione “aschenazita”, parola ebraica per “tedesco”). La tradizione sefardita è tutt’oggi viva nei riti, nelle tradizioni religiose e nella cucina, mentre va via via scomparendo l’uso del judeo-espanol, la lingua parlata correntemente per secoli dagli ebrei originari della Spagna.

Gli ebrei Ashkenaziti

Nell’ebraismo medievale il termine Ashkenaz identificava la Germania.
Gli Ashkenaziti – in ebraico, “Ashkenazim” – sono gli ebrei le cui radici culturali affondano nelle comunità sviluppatesi dalla fine del primo millennio e.v. nell’Europa centro-orientale. Popolazione diasporica proveniente in origine dal medio-oriente e dal bacino mediterraneo, gli ebrei stanziatisi inizialmente lungo il Reno svilupparono importanti comunità in tutta l’Europa centro-orientale, nei Paesi baltici e in Russia.
La loro cultura e tradizione, divenuta nei secoli peculiare nel rito, nelle usanze, nell’abbigliamento e nella lingua, lo Yiddish, un mix di ebraico e tedesco, costituisce uno dei due più importanti rami della diaspora ebraica (l’altro è quello Sefardita, ovvero degli ebrei della diaspora dalla Spagna, avvenuta sul finire del XV e nel corso del XVI secolo).
Nel corso del diciottesimo e diciannovesimo secolo, in particolare in Germania, si sviluppò la Haskalah, l’illuminismo ebraico, che determinò un importante fermento culturale nel mondo Ashkenazita, con il graduale abbandono, in alcune comunità, dell’uso dello Yiddish e il superamento di alcuni aspetti della tradizione, unitamente a forti speranze di emancipazione e di maggiore integrazione nella società.
La Shoah ha travolto il mondo Ashkenazita, determinando lo sterminio di milioni di ebrei dell’Europa centro-orientale. La tradizione Ashkenazita sopravvive principalmente nello Stato d’Israele e negli Stati Uniti, dove esistono tutt’oggi folte comunità di tradizione Ashkenazita, comprese quelli di Haredim, gli ebrei ultra-ortodossi la cui matrice culturale è Ashkenazita.