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20 settembre 2018 — י״א בתשרי ה׳תשע״ט

Lo Shabbat

Lo Shabbat 2018-07-09T12:48:22+00:00

Nella Bibbia troviamo scritto:

“E furono compiuti i cieli, la terra e tutte le loro creature. E terminò il Signore nel giorno settimo l’opera Sua e si riposò, il settimo giorno, da tutta l’opera che aveva fatto. E Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso cessò (shavàth) tutta l’opera Sua che aveva compiuto” (Bereshìth, Genesi 31).

Il termine Shabbat deriva dalla radice ebraica Shevat, cessare, il sabato ebraico infatti implica la cessazione di qualsiasi attività lavorativa. Tra i numerosi precetti che l’ebraismo prescrive lo Shabbat ha sempre occupato un posto fondamentale nel cuore dell’ebreo osservante. E’ la più importante delle ricorrenze del calendario ebraico e si sussegue di settimana in settimana scandendo il ritmo dell’anno nella vita individuale, famigliare e in quella della comunità.

In questo giorno tutti hanno diritto al riposo: non deve lavorare né il padrone né il servo, né l’uomo, né la donna, non il cittadino né lo straniero, perfino gli animali da lavoro in questo giorno tutti devono essere esentati dal lavoro e hanno diritto al riposo. Lo Shabbat rende ogni uomo uguale all’altro: nessuno può avvalersi dell’opera di un suo simile. Il riposo settimanale è un concetto dato per acquisito nella nostra epoca, ma assolutamente rivoluzionario nei tempi in cui fu proposto. Anche in epoca romana infatti, una delle accuse che venivano mosse agli ebrei riguardava proprio la loro pigrizia di schiavi che si rifiutarono di lavorare di sabato.
L’osservanza dello Shabbat comporta l’esecuzione di due categorie di precetti: quelli positivi, che implicano un’azione da compiere e che rientrano nel precetto “ricorda il giorno del sabato per santificarlo”, (Esodo 20, I dieci comandamenti), e quelli negativi, che impongono l’astensione da una serie di lavori ed opere che rientrano nel precetto “osserva il giorno del sabato per santificarlo”.

I Maestri, forse per sanare l’incongruenza fra i due testi, affermano che “quando furono promulgati i comandamenti riguardanti il sabato, “Ricorda”e “Osserva”furono pronunciate con una sola emissione di voce”, come a dire che lo Shabbat è completo solo se si osservano entrambi i precetti.
I Maestri affermano che sarebbe sufficiente che tutto il popolo ebraico rispettasse due sabati consecutivi perché il Messia facesse la sua apparizione sulla terra. Ma, poiché conoscevano bene le difficoltà connesse con un’osservanza completa dello Shabbat, dicono che più di quanto gli ebrei abbiano osservato il Sabato, il Sabato ha conservato gli ebrei.

Tra i “fini”dell’osservanza dello Shabbat c’è quello di stabilire un limite al dominio dell’uomo sulla natura. In particolare l’osservanza dello Shabbat implica l’astensione da qualsiasi atto “creativo”, da qualsiasi atto che in qualche modo modifichi la natura. E’ questa la motivazione per cui è proibito, ad esempio, accendere il fuoco o utilizzare una macchina, atti entrambi che turberebbero il naturale svolgimento della natura. Lo spirito dello Shabbat però non prevede solo proibizioni, questo giorno deve essere riempito di significato con alcuni azioni, come ad esempio la recitazione del Kiddush (la santificazione della festa attraverso il vino) l’accensione della lampada sabbatica, l’indossare gli abiti migliori e così via.

L’uomo per sei giorni lavora e si dedica soltanto a cose “materiali”, in questo giorno, invece senza l’osssessione dell’attività produttiva deve dedicarsi a se stesso, alla comunità, alla società, per stare con i propri familiari e gli amici, a studiare e riposare. Se durante i giorni lavorativi l’uomo tende a vivere secondo le modalità dell’avere, in un certo senso “l’uomo è solo cio’ che ha”, il Sabato prevale la modalità dell’essere e “l’uomo è ciò che è”.
La costruzione del Santuario viene interpretata dai Maestri come l’atto creativo di maggiore importanza per l’ebraismo. Eppure le melakhot, le azioni che secondo la Torà non possono essere compiute di sabato, vengono dedotte proprio da quelle necessarie ai fini della costruzione. Così perfino la costruzione del Santuario, simbolo della presenza divina in mezzo al popolo, è esplicitamente proibita di sabato; la santità del tempo – il sabato – nella tradizione ebraica è superiore a quella dello spazio, sia pure il più sacro tra gli spazi.

La tavola sabbatica, intorno alla quale si riunisce la famiglia – e gli ospiti che non dovrebbero mai mancare – non risplende solo perché preparata in maniera diversa dagli altri giorni (con una tovaglia pulita, un tovagliolo speciale per coprire le challoth – i pani del Sabato -, il bicchiere contenente il vino che serve per la santificazione, le candele del Sabato, i cibi prelibati, diversi da quelli che vengono messi a tavola nei giorni feriali), ma anche perché lo spirito che pervade questa giornata dovrebbe riempire l’uomo di una spiritualità sufficiente per l’intera settimana.