Studiosi, ricercatori, società civile,
quello che vi rivolgo è un appello a nome dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e di tutti gli ebrei italiani a condividere una comune preoccupazione: la limitazione alla libertà di ricerca.
È un appello che nasce in ragione della firma apposta dal presidente polacco Andrzej Duda su una legge che sposta alle aule dei tribunali l’indagine su responsabilità e vicende storiche che dovrebbero essere studiate, conosciute ed approfondite nelle aule di scuole e università. Una legge di poche righe che afferma e al contempo nega, con il voto dei parlamentari polacchi, ciò che invece deve essere dedotto dalle miriadi di coraggiose testimonianze, provenienti da tutti i Paesi e i territori allora occupati, sul sofferto vissuto, di vite spezzate e infanzie negate, di documenti archiviati e rintracciati, esplorato nei centinaia di luoghi che compongono la geografia dell’odio, delle persecuzioni e dello sterminio. Non solo i Campi, non solo il periodo dal Primo settembre ’39 al 27 gennaio 1945.
La Polonia fu senz’altro vittima di una spietata occupazione della Germania nazista che in quel territorio realizzò i crimini più efferati nella storia dell’uomo. Ci furono senz’altro migliaia di cittadini polacchi e di Giusti tra le nazioni riconosciuti dal Yad Vashem e ancora da ricercare, che hanno rischiato la vita e ne hanno salvate molte. Ma se ciò avvenne fu anche per la complicità, di civili e forze di Polizia che hanno perpetuato l’odio tramandato in molti secoli, che poco fecero per impedire quel massacro, che collaborarono ovunque e in tutto il territorio polacco, cosi come vi furono altri e nuovi anche dopo la liberazione.
Il vero tema oggetto di serie ricerche e indagini, anche giudiziarie, non è il binomio “campi polacchi” o “campi nazisti” ma quello delle responsabilità, dell’estensione dell’odio e dei crimini commessi, della deumanizzazione prima e lo sterminio dopo, di ciò che la Polonia ha perso definitivamente nel mondo svanito con i suoi oltre tre milioni di ebrei dispersi nelle ceneri dei campi, della libertà di ricerca storica e dell’arte oggi, del ricorso all’orgoglio nazionale quale scudo per ogni confronto serio e autorevole.
Se dalla Corte costituzionale polacca arriverà il via libera al provvedimento sarà per l’Europa delle nazioni che nel dopoguerra hanno voluto riaffermare principi di verità e libertà, e per comunità scientifica tutta, un triste giorno e di spartiacque. Tra ragione e il torto. Non per la pronuncia di semplici riferimenti geografici e di fierezza polacca, ma tra la negazione e la salvaguardia della libertà di ricerca e di studio.
Per questo l’invito è a sottoscrivere, ad impegnarvi e aderire con il vostro nome e la vostra autorevolezza di esperti o di cittadini della nostra Europa e con determinazione salvaguardare il diritto-dovere alla Memoria, all’istruzione, all’arte, alla conoscenza, alla critica, alla vita.
Noemi Di Segni, Presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane